How I met my girlfriend

Lo so! Lo so! Vedendo il titolo starete pensando: “Oh Dante, ma stai usando i titoli delle serie tv per scrivere qualcosa sul tuo blog? Non hai originalità e bla, bla, bla….”. Le serie tv mi piacciono, ok? E che male c’è se uso i titoli di qualche sitcom americana nel mio blog? Di certo i produttori di “How I met your mother” e di “La vita secondo Jim” non verranno a farmi causa (o almeno spero). Ad ogni modo, oggi voglio raccontarvi una storia. Non è una storia strappalacrime o pregna di significato, è una storia carina ed è molto importante per me. La storia di come ho conosciuto la mia ragazza.

Per motivi di praticità chiameremo la suddetta fanciulla Lisa e questa storia comincia un po’ come tutte le altre.

Ero in facoltà assieme alla mia amica, che per comodità chiameremo Ansia (le abbiamo dato veramente questo soprannome). Io e la mia amica ci eravamo presentati in facoltà alle 8:00 del mattino per seguire una lezione alle 8:30. Seguire i corsi la mattina per me e per Ansia era uno strazio. Il motivo era semplice, io abitavo ad almeno due ore di treno dal plesso dove seguivamo i corsi e la mia amica abitava ad almeno tre ore di distanza. Poco tempo dopo Ansia infatti aveva deciso di prendere in affitto una casa vicino l’università, dopotutto non è facile svegliarsi tutti i giorni alle 5:00 del mattino. Così quel giorno io ero assonnato più che mai e Ansia era fresca come una rosa. In quel momento l’ho odiata.

Ci siamo diretti alle macchinette: un buon caffé è quello che ci vuole per svegliarsi la mattina. Ma non era così per noi. Il caffé delle macchinette dell’università era petrolio, acqua di fogna e per di più non aveva l’odore del caffé, ma di qualcosa simile al puzzo che senti nelle gallerie ferroviarie abbandonate. Ansia ed io adoravamo quel caffé, anche se subito dopo averlo bevuto seguiva un quarto d’ora di commenti su quanto facesse vomitare quella brodaglia e che dalla prossima volta saremmo andati al bar di fronte la facoltà per prendere un caffé decente. Non lo abbiamo mai fatto.

Torniamo a noi. Dopo quel simil caffé siamo entrati in aula per cercare un posto che non fosse troppo lontano dalla lavagna. Io ed Ansia non ci vediamo molto bene e, nonostante abbiamo i microfoni funzionanti in aula, il professore che sarebbe venuto a fare lezione non usava il microfono e parlava con un tono di voce molto basso. Abbiamo trovato un posto a sedere in quarta fila, non male. Se penso a tutti quegli invasati che si fiondano per prendere il posto in prima fila, mi viene da vomitare. Sembra che si accampino lì, in facoltà. A volte io ed Ansia pensavamo che si mettessero a dormire sotto i banchi e la mattina dopo fossero già pronti per piazzare quei loro quaderni e i loro cappotti tipo colonizzazione, che Impero Romano spostati. Ma sto divagando.

Eravamo in quarta fila e chiacchieravamo del più e del meno. Ad un certo punto il professore è entrato e ha cominciato la lezione. Anche la quarta fila era fallimentare, il professore parlava così a bassa voce che sembrava stesse parlando solo con quelli in prima fila centrale, tagliando fuori tutte le file laterali e quelle dietro la prima. Per farvi capire, le aule della mia università sono fatte a forma di anfiteatro, pertanto hanno la stessa pendenza di quest’ultimo e tre blocchi di file, uno centrale e due ai lati. Io ed Ansia eravamo nel blocco centrale. Così, dopo aver capito che non avremmo sentito nulla della lezione ci siamo messi a parlare del più e del meno, di nuovo. Beh parlare è una parola grossa, ci siamo messi a scrivere. Il professore non voleva essere disturbato durante la lezione e non potevamo chiacchierare altrimenti avremmo creato troppo rumore di sottofondo. Così abbiamo trovato un altro metodo: usavamo il cellulare o i quaderni. Avevamo i quaderni pieni di stupidaggini, ma senza neanche un appunto sulla lezione.

Erano le 9:30 e ormai tutti gli studenti si erano rassegnati all’idea che il professore non avrebbe dato la pausa e che saremmo dovuti restare dentro a sorbirci un’altra ora di lezione che, caso mai fosse stata interessante, noi non avremmo potuto saperlo. Ci saremmo dovuti alzare e andare a chiederlo a quelli della prima fila. Ma ricordate gente, chi siede in prima fila spesso non vi guarda nemmeno in faccia quando vi parla. Io ed Ansia continuavamo a spettegolare e farci i cazzi nostri, fin quando Ansia mi fa:”Oh, l’hai vista quella in terza fila?”.

Ora, erano le 9:30, mi ero svegliato alle 6:00, il caffé aveva esaurito l’effetto, l’aria in aula era viziatissima e metteteci anche una buona dose di miopia e astigmatismo, non sapevo di chi stesse parlando Ansia. Così cominciai a fare:”Chi? Quella con quella maglietta orribile?”. Avrete già capito che non avevo assolutamente idea a chi si stesse riferendo Ansia. “Ma no idiota! Quella in fondo con la maglietta verde, la vedi?”. Non ha fatto in tempo a finire la domanda, che si presenta accanto a noi un altro mio amico, che per comodità chiameremo Shane (è il suo pseudonimo online). “Oh ragà, che ha spiegato il prof?”, non ha avuto bisogno di troppo tempo per capire che non sapevamo nemmeno il perché fossimo lì quella mattina io ed Ansia. Quindi, dopo un sorriso rassegnato e affranto, Shane fa una domanda che non si dovrebbe mai fare a una donna (ma soprattutto ad Ansia):”Allora, come vanno gli esami?”. Vi giuro che avrei voluto spararmi in bocca se ne avessi avuto la possibilità. Ho sentito (già non l’ho ascoltata) per un quarto d’ora Ansia parlare di tutti gli esami che aveva arretrati e di quanto stesse studiando quel periodo e bla bla bla (ora capite perché la chiamiamo Ansia?).

Il colpo di genio mi venne quando il prof cominci a guardare in modo sospetto verso noi tre. Così chiesi ad Ansia chi era la ragazza a cui si sta riferendo più di un quarto d’ora fa. Con un sospiro rassegnato all’idea che non avrei visto la ragazza che mi avrebbe indicato di lì a poco, tolse gli occhiali dalla faccia di Shane e mi intimò di metterli (io e Shane abbiamo lo stesso problema e la stessa gradazione delle lenti). Dopo aver messo gli occhiali di Shane mi indica una ragazza dai capelli ricci lunghissimi, con una maglietta verde molto attillata e magrissima. La ragazza dopo qualche secondo si gira e ci ritroviamo a fissarci, come due idioti. “Si, è carina!” dissi ad Ansia. E per tutto il resto della lezione io e quella ragazza ci scambiammo qualche sguardo, ma come potete immaginare non le andai a parlare. Ero troppo assonnato e il mio alito puzzava di caffé e sigaretta. Dopo quella lezione ne sono seguite molte altre e ogni tanto la vedevo, ma non trovavo (o forse non volevo trovare) una scusa per andare a parlarle.

Così passano quasi 8 mesi e mi ritrovo di nuovo in facoltà alle 8:00 del mattino e questa volta ero lì per dare un esame. Ero in ansia (quella vera, non la mia amica), non sapevo cosa sarebbe uscito allo scritto e speravo in qualcosa di semplice. Due ore e mezza dopo ero fuori l’aula dove si era svolto lo scritto che ne aspettavo l’esito. E mentre fumo la mia sigaretta, la vedo. Era la stessa ragazza di 8 o 9 mesi fa. La stessa che mi fece vedere Ansia mentre eravamo a quella lezione all’università. Per tutto quel tempo ero riuscito solo ad aggiungerla sui social, senza mai nemmeno scriverle. Ma questa volta lei era lì. E parlava da sola.

“E’ pazza? Non sta bene?”, vi giuro che furono le prime domande che mi vennero in mente. Parlava veramente da sola e ad un certo punto mi fissa. Come se fosse stata scoperta a fare qualcosa che non doveva fare e si gira di spalle. Dopo qualche minuto mi chiamano dentro l’aula per conoscere l’esito dello scritto. Era andato bene, ora toccava all’orale, che si sarebbe tenuto dopo due giorni.

Tornai a casa, felice per l’esame e mi misi subito a ripetere la parte orale. Si fecero le 20:00 ed ero stanchissimo e forse bevvi un paio di bicchieri di vino a tavola. Fatto sta che, mi ricordai di aver incontrato Lisa quella mattina e che avevo ancora salvato il suo contatto sui social. Così decisi di contattarla per chiederle delucidazioni su un argomento dell’esame che non avevo capito e ovviamente chiesi se il suo scritto fosse andato per il meglio. Non mi rispose per due giorni. Anzi io dimenticai addirittura di averle scritto.

Passai l’esame, presi 24. E quando controllai il cellulare, notai il suo messaggio. Finalmente Lisa aveva risposto. Seguirono pochi messaggi di convenevoli e di complementi per il superamento dell’esame. Mi disse che lei non se la sentiva di affrontare l’orale, così sarebbe rimasta a casa (cavolo!). Ad oggi lei ha passato l’esame e ha preso 30 (in gamba la ragazza eh?). Ma dopo tutto quella sfilza di convenevoli decisi che dovevo buttarmi. Non l’avevo fatto 8 o 9 nove si prima, potevo farlo adesso. E se mi avesse rifiutato, beh me ne sarei fatto una ragione. Le chiesi di prendere un caffé e lei accettò.

Da lì in poi è stato un crescendo, come un fiume in piena. Pensate che dopo nemmeno un mese le dissi che mi ero innamorato di lei. Che scemo! Beh se non altro adesso è quasi un anno che stiamo assieme.

Dante

How I met my girlfriendultima modifica: 2019-03-02T01:53:56+01:00da ddante54
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